Perchè Flatland

Perchè Flatland? Il nome deriva da un romanzo pubblicato nel 1882 dal Reverendo Edwin Abbott: Flatlandia, racconto fantastico a più dimensioni.

Abbott racconta un viaggio immaginario di un personaggio particolare: un quadrato che esplora “terre” diverse dalla propria, conoscendo gli abitanti di pointland, lineland, ecc.

In ogni nuovo mondo mostra sempre un senso di superiorità, dovuto al fatto che, in effetti, la sua bi-dimensionalità è una marcia in più rispetto agli altri stadi. Poi, ad un certo punto assiste ad un fenomeno strano, un punto che si allarga e poi si restringe, fino a scomparire.

E’ davvero una cosa strana. E… non voglio togliervi la sorpresa: il libro va letto fino in fondo! Ne vale la pena!

La prima volta che è ho letto il romanzo sono rimasto folgorato: rappresenta la perfetta rappresentazione di tutto ciò che concerne la comunicazione web, l’interazione online, la formazione, la consulenza organizzativa, lo sviluppo del potenziale. L’esplorazione di dimensioni a noi sconosciute, l’esperienza di qualcosa che va oltre la nostra consapevolezza e percezione, l’elaborazione di informazioni nuove che richiedono un cambiamento importante: il nostro modo di guardare le cose!

Il viaggio del quadrato protagonista di Flatland mi ha sempre riportato all’idea che ognuno di noi compie una personalissima esplorazione del mondo, costruendosi una personalissima mappa (che, va ricordato, non è il territorio! banale, ma sempre vero!) e la formazione e la consulenza organizzativa offrono una lente differente per costruire tale mappa.

D’altra parte, Schein ci ha insegnato negli ultimi decenni che il consulente non fa altro che porre le domande giuste, non offrire le risposte esatte. Ma già Socrate aveva detto qualcosa di simile.

Da quando mi occupo di web, di formazione online, di collaborative learning, ecc., Flatland mi ha fornito un’ulteriore metafora: il web è un mondo concentrato in un rettangolo, base per altezza, raccolto nella nostra personalissima esperienza davanti ad un monitor, circoscritto dalle decine di click attraverso i quali interagiamo con tale mondo. Ma dietro, più in là, o forse più avanti, nella nostra testa, quei click schiudono più dimensioni, infiniti percorsi, contenuti, relazioni di concetti, relazioni di persone.

Flatland rappresenta tutto ciò, il tentativo di esplorare dimensioni sempre nuove. Magari senza la puzza sotto il naso del nostro amico quadrato! 🙂

Foto: Salvatore Vuono

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