Vuoi un nuovo proposito? Eccotene due!

Il primo gennaio, un po’ come il primo giorno di scuola, è il momento più ricco di aspettative, buone intenzioni, idee di cambiamento, fantasie di crescita.

E’ così per tutti! Sfido chiunque ad ammettere che non sente alcun tipo di energia in questo passaggio, nonostante si tratti di una semplice convenzione, di un calcolo numerico, di qualcosa di estremamente astratto.

Rispetto agli altri anni, mi sono chiesto “Invece di promettermi di diventare più ricco e bello, di dimagrire, di cambiare lavoro, ecc. se quest’anno volessi fare un proposito completamente nuovo, cosa potrei pensare?” e me ne sono venuti in mente ben due! E fattibilissimi e immediati.

1. Abbandonare definitivamente la zona di comfort!

White definisce la zona di comfort più o meno con queste parole:

La zona di conforto è uno stato comportamentale in cui una persona opera in condizioni neutrali, senza ansia e utilizzando un set limitato di comportamenti, solitamente senza un immediato senso di rischio.

In senso pratico, la zona di comfort è quella in cui ci troviamo nel momento in cui abbiamo sotto controllo ogni singola variabile, in cui non proviamo particolare senso di percolo o necessità di azione particolare. No, non si tratta di calma dimorante, illuminazione o qualcosa di simile. Tutt’altro: è lo stato in cui ci troviamo quando la nostra vita è sicura, solida, prevedibile, stabile. Questo chiaro, simpatico e semplice video di Roberto Re che parla di perchè e come uscire dalla zona di comfort può esserti molto utile per capire di cosa sto parlando.

Perchè desiderare di uscire da questa zona di (apparente) benessere?

Semplice, perchè in questa area non c’è apprendimento reale e sostanziale! Tutto è come ieri, come un’ora fa! E senza cambiamenti non impariamo, non siamo stimolati a trovare nuove idee e nuove sperimentazioni. Intellettualmente… vegetiamo!

Usciti dalla zona di comfort abbiamo una serie di ottime conseguenze positive:

  1. Non possiamo lamentarci di cosa accade: tutto è stimolo per reagire, crescere, sperimentare, ideare, provare.
  2. Non possiamo attribuire ad altri colpe o responsabilità. Anzi, in qualche modo possiamo persino essere contenti di eventuali ostacoli o imprevedibili esiti negativi
  3. Ci divertiamo, viviamo in una sottile vibrazione energetica che ci tiene svegli, agili, elastici… vivi!

Questo è il mio proposito per quest’anno.

2. Continuare a desiderare! Sempre e comunque!

Sicuramente il primo proposito dell’anno è già sufficiente per cambiare completamente la tua esistenza!

Il secondo è un esercizio quotidiano, banale, intuitivo, e spesso sottovalutato.

Non smettere mai di desiderare, di ambire, di volere qualcosa in più. Mai.

Naturalmente non parlo di oggetti, quelli si “auto-desiderano” da sè e siamo già bravissimi a volere il nuovo modello, l’ultima versione, l’edizione aggiornata e con features ultra nuove. No, mi riferisco al desiderio di evolvere, di provare a vivere esperienze, di espandere i confini, di fare qualcosa di diverso.

Non è facile. Spesso ci lasciamo inebetire dalla quotidianità e col tempo corriamo il rischio di arrugginire la capacità di volere fare un passo in più, di pensare alla tappa successiva, di proiettarci oltre. E’ normale, ma allo stesso tempo deleterio: corriamo il rischio di sederci e aspettare, invece di andare avanti e cercare.

E questo è il mio secondo proposito per il 2012.

Gli altri buoni propositi? Vengono da sè e dipendono solo ed esclusivamente da questi due.

E con questo, buon anno a tutti!

2 Commenti

  1. La scatola è un po’ la metafora di un luogo sopratutto mentale, contenitore sicuro in cui si ripongono gli spazi della nostra vita quotidiana. Tutto è dentro la scatola, insieme alle abitudini sperimentate e ai nostri schemi mentali accondiscendenti, non sempre funzionali agli scopi, ma conosciuti. Fuori dalla scatola il resto e più ci si allontana dai suoi confini, e più si ha la percezione dell’inesplorato.

    Affrontare nuove sfide e nuovi spazi di conoscenza significa apportare cambiamenti nel modo di pensare (cosa non facile, senza motivazioni forti), mettere in moto nuovi collegamenti mentali.

    Per cambiare bisogna attivare un “pensiero diverso”, fortemente ideativo e fuori dagli schemi. Un pensiero divergente (laterale, come adesso è “trend”) che ci permetta di vedere gli eventi e i problemi da nuove prospettive.

    Occorre guardare alla scatola con sguardo diverso, finchè si inizia a modificarla: la apri, la ripieghi, ne dai una nuova forma simbolica (sai, come fanno i bambini quando entrano nella fase del pensiero simbolico e immaginano che una scatola sia un’automobilina) al tuo spazio mentale, lo trasformi. Allora puoi iniziare il viaggio.

    La mente si nutre di nuovi stimoli, nuove informazioni ma occorrono anche delle connessioni, dei nessi associativi perchè è questo che porta a creare nuove idee. Uscire dalla scatola vuol dire anche iniziare nuove relazioni, conoscere altri punti di vista, generare dinamismi, perchè il viaggio non deve essere solitario.

    È così che il nostro pensiero si evolve, “espande i confini” attraverso l’incontro di altre menti, la condivisione di informazioni a cui ognuno può aggiungere qualcosa. Questo sì che è un arricchimento!

    Come al solito, ci troviamo in sintonia in questi propositi di crescita ed evoluzione, in fondo, è la curiosità che ci spinge a indagare nuove aree di conoscenza, a cercare quelle opportunità che ci permettano di scoprire nuove risorse personali. Mettersi in gioco, imparare, migliorarsi, non abbattersi davanti alle difficoltà…(e ti devo molto su questi punti!).

    Decisamente tutto molto attivante!!!! :)

  2. e aggiungo a quanto Lavinia ha scritto… significa mettersi a nudo, non temere il confronto, intraprendere cammini sconosciuti in paesi inesplorati e forse riporre fiducia in un interlocutore che non vedi attraverso comunicazioni virtuali e scritte che si prestano ad interpretazioni e letture diverse…

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