Take it easy

Lo so era un po’ diverso il senso della canzone, ma l’effetto e l’idea è il medesimo.

E poi quella frase “We may lose and we may win, though we will never be here again” rende benissimo l’idea.

Buona giornata e buona settimana a tutti.

Le domande di questa settimana…

  • Mi è capitato che “il rumore delle mie ruote mi distraesse”?
  • Godersi il viaggio, non solo la meta. Come?

3 Commenti

  1. “Il vero viaggio di scoperta non è vedere nuovi mondi ma cambiare occhi”
    Marcel Proust

    Procediamo per motivazioni. Un lavorio intenso nell’area frontale per generare immaginazione e pianificazione e questo già gratifica, nella costruzione dell’idea e dell’obiettivo. Poi si inizia l’avventura. Tabelle di marcia rigide sono le meno indicate, ci sono sempre degli adattamenti o adeguamenti a variabili difficili da controllare.

    Quando tutto è teso alla meta, viviamo il nostro “Sabato del villaggio” personale, distratti da centinaia di informazioni che attivano la nostra mente, si interconnettono a ricordi, immagini, definizioni di senso, aspettative.
    Fissati sul dove arrivare, si perde la traversata e il suo diario di bordo: le note, i pensieri che sorgono, le indecisioni, i dubbi e le ipervalutazioni, le certezze euristiche che si annidano nei nostri schemi mentali…

    Ci vuole umiltà e spensieratezza. Cogliere le sfumature, i nessi che collegano le cose e ne danno significati nuovi, “ascoltare” il meccanismo che crea i pensieri e guardare/guardarsi
    raccogliere indizi con uno sguardo diverso.

    Una nuova settimana, una nuova meta, un nuovo viaggio. E come sempre implementare le risorse, dare il meglio, non turbarsi se il risultato non sarà quello atteso, non esaltarsi se supererà le aspettative. Un pizzico di atarassia…

  2. Sempre puntuale e pertinente, Lavinia!

    Stavolta non sono proprio d’accordo con l’ultima frase “E come sempre implementare le risorse, dare il meglio, non turbarsi se il risultato non sarà quello atteso, non esaltarsi se supererà le aspettative. Un pizzico di atarassia…”… Direi, incazziamoci pure se non ce l’abbiamo fatta e godiamo della soddisfazione di aver raggiunto il risultato! Stappiamo pure una bottiglia se siamo stati proprio bravi!
    Ma nel caso di fallimento, ricordiamoci di non mettere in discussione il centro: noi stessi. Quello non cambia, rimane tale e quale. E’ in superficie che abbiamo sbagliato qualcosa. Ed è lì che dobbiamo lavorare, a partire dal centro!

  3. …avevo lasciato l’ultima frase in sospensione per arrivare a quello che hai scritto tu nella risposta!
    La sensazione di raggiungere un’obiettivo è così magica!! C’è sempre voglia di essere espansivi per condividerla esprimendo le proprie emozioni e il proprio entusiasmo!
    E se le cose non vanno come dovrebbero, riflettiamo sugli errori di valutazione o sulle contingenze senza perdersi d’animo!
    Quindi concordo con le tue osservazioni, visto che io stessa mi esalto facilmente quando ottengo un buon risultato…sarà per questo, che nel mio caso, un pizzico di imperturbabilità ci starebbe bene per bilanciare gli eccessi…