La Vera Formazione viene dopo la Formazione

I tempi frenetici delle ultime settimane mi hanno portato via un po’ di tempo, tanto da non riuscire a buttare giù un po’ di pensieri che, purtroppo, si sono persi qua è là.

Per me questo post rappresenta non solo una piccola tappa importante nella mia riflessione complessiva sulla formazione, ma soprattutto una ri-definizione della mia percezione di questo mondo, sia che si tratti di formazione tradizionale, sia che si tratti di quella esperienziale oppure online.

Tutto nasce dal recente ciclo di corsi one-to-one (che sono spesso i più stimolanti, anche se adoro i grandi, grandissimi gruppi!) che sto tenendo per il Programma Fatti il sito!, un corso per assumere completamente il ruolo di webmaster del proprio sito, dalla A alla Z.

Si tratta di un percorso piuttosto tecnico, ma con uno spazio enorme per l’espressione della propria creatività. All’inizio ho pensato che fornire un periodo di coaching fosse soprattutto una trovata di marketing, un modo per incentivare il cliente a scegliere il mio corso. Nulla di più sbagliato. E ora vi spiego perchè.

La Formazione che ho in mente

Uso il maiuscolo per differenziare la formazione di cui sto parlando da quella a cui siamo più o meno tutti abituati.

Penso alla formazione vera, progettata ad hoc, specifica per un contesto organizzativo o professionale, calibrata senza raccattare a destra e manca giochini e schemini fatti. Penso alla formazione che richiede di fermarsi per qualche ora, raccogliere informazioni nuove, metabolizzarle almeno qualche giorno e ridefinirle come schema nuovo, una struttura di contenuti, esperienze e idee che rispondono concretamente ad un bisogno reale.

Quindi non parlo di formazione-benefit, di formazione-tanto-per, di formazione a catalogo e simili.

Ecco, mentre leggete questa semplice pagina, ricorda quella volta in cui hai progettato veramente un processo formativo, in cui non sei sceso a compromessi di budget, in cui la combinazione di parole “ma si, tanto…” e “non fa niente se…” non hanno trovato alcun posto.

Ripensare completamente il processo di formazione

Dagli anni ’70-’80 in poi siamo abituati al tradizionale processo Analisi della domanda > Analisi dei bisogni > Progettazione > Realizzazione > Valutazione, processo che ricade sul successivo processo di formazione, in cui le prime fasi prendono spunto dall’ultima valutaizone precedente.

I miei studenti questo lo sanno. Alcuni fanno inconsapevolmente cadere la valutazione sul medesimo processo formativo, ignorando la variabile tempo, ma almeno se le ricordano.

In realtà questa ricaduta positiva sul processo successivo è ormai quasi una chimera. La formazione è one-shot, a colpo unico, spesso senza ripetizioni successive, tranne quando il budget lo consente.

A questo punto a che serve la valutazione? A ripulirsi la coscienza? Sappiamo tutti che il 98% delle valutazioni ricopre solo le reazioni a caldo, quelle rilevate immediatamente dopo l’ultimo giochino, l’ultimo debriefing illuminante, l’ultimo discorso da “Ogni maledetta domenica”.

Nessuno si azzarda a guardare oltre il semplice processo formativo.

Eppure, secondo me, qualcosa può cambiare, se modifichiamo l’intera prospettiva. E possiamo farlo in tanti modi.

La Formazione che viene dopo la formazione

Qualsiasi tipo di formazione produce il proprio effetto il giorno stesso in cui avviene: entusiasmo, nuova visione, cambiamento di forma mentis, energia, idee in libera uscita! Poi, subisce il tragico effetto del rientro in ufficio o, peggio, la tragedia del lunedi: il corso è finito di venerdi, il weekend ci ha visto pensare a tutt’altro, e il lunedi… è identico a tutti quelli precedenti.

Invece, è proprio “il giorno dopo” la chiave della formazione, è il concetto di Follow Up e di Coaching che fanno la differenza.

Tutto ciò che hai appreso in aula (o durante il corso online) prende forma appena tenti di applicarlo, ossia nella tua vita quotidiana. Ed è qui che inizia la vera formazione: formi il tuo comportamento sulla base di nuove conoscenze e competenze, affronti il quotidiano con un occhio nuovo, individuando risorse che prima non riuscivi a vedere. Ed è da questo momento che nascono le nuove domande e, quindi, nasce il tuo nuovo profilo di crescita!

Il passo successivo per una Formazione Vera

Compreso il valore di questo fondamentale passaggio, è facile pensare alle conseguenze e agli sviluppi. Ma questa è un’altra storia che vi racconto nel prossimo post.

Immagini: sheelamohan, renjith krishnan &  (adattata da) jscreationzs

2 Commenti

  1. In questa mattina libera ho ripercorso un po’ Flatland e in attesa degli sviluppi, devo dire che questo post mi ha fatto riflettere sul tuo modo particolare di impostare i processi di apprendimento. Si vede che ci tieni a dare un’impronta costruttiva ai tuoi allievi, fornendo gli strumenti personalizzabili al proprio temperamento e alle proprie esperienze future (partendo da programmi standardizzati!).
    Credo che ti sentirai un pioniere nel proporre questi percorsi formativi e nell’attivare tante risorse potenziali.
    La Formazione che viene dopo la formazione, come la concepisci, credo persista anche perché, vi è una figura autorevole che plasma, che lascia una traccia, un sentiero tra le connessioni e per questo ciò che è stato appreso diventa di facile accesso nel momento in cui si incontra un contesto in cui sviluppare le informazioni acquisite.
    Questo non è scontato. Personalmente, quello che ho appreso nel mio percorso formativo ha avuto senso quando ho potuto metterlo in pratica quotidianamente e non solo nelle circostanze professionali. Ciò vuol dire che in qualsiasi situazione mi possa trovare, ho risorse disponibili da cui partire.
    Penso anche che conti molto la percezione positiva degli argomenti che stiamo imparando e del modo in cui li apprendiamo.
    Ho seguito corsi di cui ancora ho nostalgia e immagini vivide del professore che spiega o interagisce dandoci spazi attivi di partecipazione, gesti, colori, rumori della strada dietro l’università, orari, clima, espressioni dei volti…i concetti che si amplificano e generano associazioni, aprono nuove relazioni, stimolano domande e discussioni.
    Credo che portarsi dentro (dentro, non dietro…) un bagaglio formativo, in questa disposizione d’animo, significa continuare ad applicare le conoscenze, migliorarle nel tempo, non perderle come qualcosa che andava fatto e poi archiviato.
    Insomma, come vedi, resto sempre affascinata e stimolata dai tuoi interessantissimi progetti!!!

  2. Grazie Lavinia, sei la compagna ideale per questi viaggi intellettuali, davvero! Sai cogliere proprio gli aspetti che lascio sparsi in modo disordinato tra le righe.
    Credo che la professione del formatore sia una missione. E mi spiace che alcuni la considerino come il piano B, come il ripiego per non aver trovato di meglio. Senza nulla togliere ad economisti e ingegneri, la formazione è una professione complessa e articolata che richiede una formazione ad hoc e, comunque, una sensibilità e capacità gestionale molto sofisticate. Lavori con le persone e i tuoi strumenti di lavoro sono di due tipi: le idee e le persone! Non tutti si meritano tanto potere nelle proprie mani! 🙂
    Domani proseguo con il discorso della Formazione Vera, e aggiungo un pezzetto a questo post.
    Grazie ancora,
    Luca

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