Bene, si comincia! Vi racconto una storia.

Non ricordo quando ho registrato per la prima volta il dominio Flatland.it. Penso diversi anni fa!

Mi piaceva l’idea di sfruttare il romanzo di Abbott per raccontare una prospettiva identica, ma spostata di qualche secolo! La comunicazione online, le dispense di un corso di formazione, un tweet, una mail, un numero su un cellulare hanno tutti la medesima caratteristica: sono oggetti piatti, bidimensionali. Noi siamo abituati a leggerli come un segno di qualcosa, e la nostra mente passa automaticamente all’intero mondo che viene rappresentato da questi artefatti.

Ma la superficie, semplificazione di una complessità a volte immensa, è il nostro punto di contatto: la “pelle” della dispensa, del documento che abbiamo tra le mani entra in contatto con la nostra pelle. E parlano. Si scambiano idee!

Questa era la filosofia da cui ero partito: un bel nome, una bella immagine e un mondo da ricercare ed esplorare. Per tanto tempo Flatland è stato un repository, un magazzino di esperimenti, uno spazio per condividere qualche file, senza dover usare la mail.

Poi, agli inizi del 2010 Flatland è diventato qualcosa di diverso. Una vetrina, direi. Uno strumento più o meno abbozzato, successivamente più articolato, per raccontare al mondo la mia capacità di occuparmi di alcune cose: il web, la formazione, la comunicazione, la consulenza. Avevo abbozzato alcuni post, nella speranza di intraprendere un percorso di scrittura più lungo e articolato. Ma un po’ mi sbagliavo.

Gli articoli di oltre un anno fa non li sento molto “miei”. Erano concepiti per spiegare a chi non capiva cosa fosse la formazione online i rudimenti. Le basi. E infatti sono per alcuni versi fin troppo semplici(stici). Ma li ho lasciati lì, nella categoria Classic.

Poi, dallo scorso ottobre una serie di piccoli, importantissimi eventi mi hanno aperto un mondo completamente nuovo: social media, webinar, micro-blogging, podcast, mobile. Sono solo alcuni degli esempi che mi vengono in mente e che hanno contribuito ad un bisogno: scrivere da qualche parte le idee, condividere materiali, raccontare una storia.

E così, per l’ennesima volta, Flatland è evoluto e ha assunto un ulteriore ruolo: repository vivo e vitale di idee, riflessioni, spunti. Nulla di trascendentale: la vostra vita sarà identica a prima.

Ma almeno ho trovato casa ad alcune cose che si muovevano a spasso nel tempo.

Ho creato solo due categorie: formazione e comunicazione. Due enormi contenitori in cui di volta in volta caccerò qualcosa, già consapevole che ci saranno delle forzature. Ma visto che non prometto nulla, posso concedermi anche il lusso di estendere queste categorie. Per ora non me ne preoccupo.

Quindi, si può iniziare… C’era una volta un consulente che…

 

Foto: Markus R.

5 Commenti

  1. In bocca al lupo 8)

  2. Ma grazie! E se vuoi essere dei nostri, ben volentieri!!! :-)

  3. Innanzitutto vado subito a comprarmi il romanzo di Abbot che dal preludio fatto sembra proprio interessante, poi due parole sull’ entusiasmo di Luca Vanin che è talmente contagioso, da aver convinto una accanita “immigrata digitale” come me a voler sperimentare tutto ciò che propone con tanto pathos…………………Tanto di cappello a chi riesce in qust’era ad indurre curiosità nell’apprendere……………….

  4. Beh! laura, mi lasci completamente senza parole!!! :-)
    Ti ringrazio davvero per questo splendido commento! E spero di continuare proprio su questa strada!!!
    Luca

  5. Di nulla…….it’s the true……basta una scintilla per dar vita al fuoco e la curiosità nell’apprendere è un fuoco che non andrebbe mai spento……..